[caption id="attachment_23562" align="alignleft" width="160" caption="Claudio Bendini, segretario generale della Uil Umbria"]
570_12 Sostegno alle iniziative del Pubblico Impiego per obiettivi generali del mondo del lavoro - A proclamarlo i comparti Federazione poteri locali, Pubblica amministrazione e Ricerca e università
(Avi News) – Perugia, 27 set. – I comparti Federazione poteri locali (Fpl), Pubblica amministrazione (Pa) e Ricerca e università di Uil hanno proclamato sciopero generale dei servizi pubblici per la giornata di venerdì 28 settembre, in cui si terrà una manifestazione a Roma.
“La crisi che attraversiamo – ha commentato il segretario confederale di Uil Umbria, Claudio Bendini – colpisce direttamente anche il mondo del pubblico impiego e ne mette in luce ritardi e contraddizioni, aggravati dalle distorsioni che hanno indotto a utilizzare, in alcune aree del Paese, la spesa pubblica in termini assistenziali e non come fattore di sviluppo economico. La questione del pubblico impiego, come della scuola, è centrale per il risanamento e la crescita italiana nonché per la difesa dei servizi ai cittadini e dello stato sociale”.
Fra gli obiettivi più volte ribaditi dalla segreteria regionale umbra e dai comparti, regionali e provinciali di Uil, ci sono la razionalizzazione e l’aumento di efficienza, produttività, professionalità e occupazione, in una visione che riguarda l’intero Paese nelle sue articolazioni produttive, amministrative e sociali. “Occorrono gruppi dirigenti – ha continuato Bendini – che, ad ogni livello, esercitino il proprio potere, con le relative responsabilità. Che il Paese abbia bisogno di una modernizzazione della Pubblica amministrazione è fuori discussione. Che la determinazione dei nuovi assetti presupponga non l’esercizio di un diritto di veto, ma la necessità di una mobilità contrattata e accompagnata da percorsi di riqualificazione professionale, discussa con le Organizzazioni sindacali, è altrettanto chiaro”.
“Moderne relazioni sindacali” a partire dalla contrattazione aziendale, mantenendo il contratto nazionale come norma quadro di riferimento, così come previsto dalle intese sottoscritte da Uil, Cgil, Cisl e le organizzazioni imprenditoriali private. Sono questi gli strumenti individuati dal sindacato per una ricomposizione del mercato del lavoro in Italia. “Del resto – ha proseguito il segretario confederale umbro – lo stesso riordino istituzionale dello Stato, dall’autonomia senza responsabilità delle Regioni e delle Province a statuto speciale al riassetto delle Province, e la revisione della spesa pubblica non hanno ancora affrontato, con chiarezza e determinazione, adottando cioè criteri trasparenti nei confronti di tutti i soggetti interessati, le questione della riduzione dei privilegi a qualunque livello e dei controlli della spesa stessa”.
Chiarite le problematiche del settore, si passa all’individuazione delle soluzioni, all’interno della classe dei lavoratori . “La ricerca di una maggiore qualità dei servizi erogati ai cittadini – ha spiegato Bendini – ha bisogno di una forte ed autorevole attività sindacale di contrattazione nei luoghi di lavoro dove avviene lo scambio reale tra efficienza ed efficacia dell’organizzazione del lavoro e riconoscimenti retributivi. La questione della produttività, posta dal Governo alle Organizzazioni sindacali e imprenditoriali, riguarda anchela Pubblicaamministrazione. E, affinché questa non sia una semplice affermazione di principio, è necessario rivendicare che le incentivazioni alla contrattazione di retribuzioni di risultato, come la tassazione separata o la decontribuzione, valgano anche per i dipendenti pubblici”.
Queste le questioni, ancora irrisolte, per le quali lo sciopero generale del 28 settembre muove dalle categorie del Pubblico impiego per abbracciare tutti i comparti del sindacato. “Si dirà – ha concluso Bendini – che siamo distanti anni luce da questi obiettivi, ma il nostro compito è quello di progettare il futuro. E farlo uscendo da un vecchio modello centralista, incapace di produrre un vero salto di qualità, indispensabile per superare la crisi, e contro il quale oggi tutte le armi tradizionali di iniziativa e di lotta cui dispone il sindacato sono fortemente indebolite”.
Maria Cristina Costanza

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