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News Update :

LE PROFESSIONI SANITARIE UMBRE CHIEDONO PIÙ AUTONOMIA ORGANIZZATIVA

sabato 29 settembre 2012

[caption id="attachment_23626" align="alignleft" width="300" caption="Aviano Rossi, Giuliano Bettelli, Palmiro Riganelli"]Aviano Rossi, Giuliano Bettelli, Palmiro Riganelli[/caption]

577_12 Un incontro per discutere dell’attuale piano di riordino del sistema sanitario regionale - Proposta l’introduzione di Direzioni delle professioni nelle Usl e nelle aziende ospedaliere

(Avi News) – Perugia, 29 set. – Un maggiore coinvolgimento delle professioni sanitarie nella gestione delle Unità sanitarie locali (Usl) e delle aziende ospedaliere, negli atti di programmazione sanitaria e nell’organizzazione e attuazione delle norme che regolano le professioni stesse. Sono queste, in sintesi, le richieste avanzate dai collegi e dalle associazioni professionali sanitarie umbre, in merito al disegno di legge sulla riforma del Sistema sanitario regionale, in discussione in questi giorni in Consiglio regionale. Proposte presentate in occasione del workshop che si svolto sabato 29 settembre, nel palazzo della Provincia di Perugia, e che hanno ricevuto anche il sostegno delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria umbre, Uil e Uil Fpl, Cgil e Cgil Fp, Cisl e Cisl Fps. All’incontro, promosso dagli stessi collegi e associazioni con lo scopo di mettere a confronto i soggetti sociali coinvolti nella riforma, hanno preso parte il vicepresidente della Provincia di Perugia, Aviano Rossi, e i rappresentanti delle stesse organizzazioni.

“Riteniamo – ha commentato Palmiro Riganelli, presidente del Coordinamento regionale collegi Ipasvi dell’Umbria - di poter dare un sostanziale contributo al miglioramento dell’efficienza e della sostenibilità del sistema sanitario. Contributo che sarebbe possibile, però, solo attraverso l’adozione di modelli organizzativi che permettano a tutti i professionisti una maggiore responsabilizzazione e di poter esprimere al massimo quelle che sono le proprie capacità e competenze”. Risponde proprio a questa esigenze la proposta, avanzata nell’incontro, di modificare il Disegno di legge di iniziativa della Giunta regionale dell’Umbria sull’ordinamento del servizio sanitario regionale, e di istituire, all’interno delle Usl e delle aziende ospedaliere, Direzioni delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche sanitarie, riabilitative, ostetriche e della prevenzione, dotate di autonomia tecnico-organizzativa e gestionale e articolate su base dipartimentale. “All’interno di sistemi complessi come quelli sanitari – ha spiegato ancora Riganelli -, la qualità dei risultati dipende soprattutto dalla risorsa umana. Anche alla luce di risorse economiche sempre più limitate, la creazione delle Direzioni delle professioni sanitarie può consentire un miglioramento della qualità dell’assistenza e una riduzione dei costi”.

Dal workshop è emersa anche la necessità di ricostituirela Consultadelle professioni sanitarie e di creare, presso l’assessorato alla sanità della Regione Umbria, un osservatorio che abbia la funzione di coadiuvare l’assessore regionale alla sanità e le aziende sanitarie nella definizione della programmazione sanitaria regionale e nel controllo della corretta applicazione dei modelli definiti dalla legge di riordino. Le associazioni, nel corso dell’iniziativa, hanno anche messo in rilievo come i mutamenti intervenuti negli ultimi decenni sulle condizioni di vita e di salute, con l’aumento della speranza di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione, comportino la necessità, per il sistema regionale, di un diverso modello organizzativo-gestionale dell’offerta socio sanitaria, con una maggiore integrazione tra servizi sociali e sanitari, una presa in carico globale della persona e investimenti sulla domiciliarità.

“Riteniamo – ha concluso Claudio Bendini, segretario regionale Uil Umbria, presente all’iniziativa - che un modello sanitario, che voglia essere compatibile con le attuali risorse e mettere sempre più al centro la persona e la famiglia, richieda una maggiore valorizzazione delle figure infermieristiche e sanitarie. Ciò è possibile solo dotandole di strumenti autonomi dal punto di vista organizzativo e gestionale”.

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